Vita da call center

Lavoro da otto mesi in un call center di una nota azienda che produce materassi e nonostante sia effettivamente poco tempo, potrei già scrivere un libro sulle domande più assurde che mi sono state rivolte.

Quando feci la formazione il mio supervisore mi informò, dicendomi che sicuramente mi sarebbero capitati sì clienti normali, ma anche qualcuno di molto strano. Diciamo che non mi posso lamentare, la maggior parte di coloro che mi chiamano sono gentili ed educati, ma quando capita il cafone di turno è una tragedia.

Il cliente non può avere sempre ragione, dal momento che manca di rispetto a chi sta lavorando per rispondere a una sua esigenza, è nel torto più palese. Io la penso così, però, per tenermi la poltrona, sono costretto a mordermi la lingua in qualche circostanza: a una mia collega è successo di perdere la pazienza e rispondere a tono alle accuse e alle offese di una persona dall’altra parte della cornetta. Si è beccata una ramanzina di quelle terribili che nessuno vorrebbe mai sperimentare sulla propria pelle.

I più divertenti sono coloro che mi chiamano per chiedermi paragoni con modelli di altre marche. È ovvio che io, essendo rappresentante di un’azienda ben precisa, consiglio ciò che l’azienda in questione sceglie! Una signora stamani mi ha chiesto come scegliere il materasso giusto, le ho proposto un incontro con un nostro esperto ma si è rifiutata: giovanotto io glielo chiedo in maniera astratta, come faccio a sceglierlo?

E questa è solo l’ultima delle perle che mi capitano ogni giorno, perché sì, non c’è giorno che qualcuno si risparmi delle domande o delle affermazioni di questo tipo. Un signore mi chiamò per chiedermi se poteva far dormire il cane sul materasso nuovo; gli ho risposto, lì per lì, che sta a lui decidere se può salire o no sul proprio letto, ma, un po’ inalberato, mi ha detto che voleva sapere se il cane glielo poteva deformare.


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